Nicolò Paganini

Rediscovered

with violin and guitar

first world recording

Il violinista Camillo Sivori (1815-1895) dal 1827 e per sessant’anni, percorse l’Europa e le Americhe, riscuotendo eccezionale successo e conquistando la stima di musicisti come Berlioz, Mendelssohn, Rossini e Verdi. Egli si affermò per le eccellenti doti d’interprete della letteratura musicale classico-romantica e per lo strabiliante virtuosismo. Paganini a proposito di Sivori dichiarò: «l’unico che può chiamarsi mio allievo». Nati entrambi a Genova, condivisero lo stesso milieu artistico (avendo anche un maestro in comune, Giacomo Costa) e il loro rapporto durò fino al 1840 quando Paganini morente cedette a Sivori uno dei suoi violini. Il dato tuttavia più probante di questa relazione è costituito dalle musiche dedicate dal grande virtuoso «al Bravo Ragazzino / Sig.r Camillo Sivori», scritte tra l’ottobre del 1822 e il maggio del 1824, quando soggiornò più volte a Genova. Conosciuto il giovane Sivori, Paganini ne fu favorevolmente impressionato, gli diede lezioni e si esibì con lui in qualche accademia privata riservando a sé la parte della chitarra. Alcune di queste opere sono oggi irreperibili come il Concertino per violino e chitarra e le sei Sonate per violino con accompagnamento di chitarra, viola e violoncello, mentre dei dodici Cantabili e Valtz (M.S. 124-129) per violino e chitarra, di cui fino a pochi anni fa era conosciuto solo l’ultimo, sono tornati disponibili, grazie all’apertura dell’Archivio Sivori da parte degli eredi, i primi sei, oggetto della presente registrazione (mancano ancora all’appello i Cantabili dal 7 all’11). E’ anche disponibile una Sonata con variazioni per violino, con accompagnamento di viola, chitarra e violoncello che potrebbe (o no) coincidere con una delle sei Sonate sopra ricordate. Il frontespizio di questa composizione è identico a quello dei Sei Cantabili e Valtz e riporta un’attestazione di esecuzione molto simile: «Eseguita p. la prima Volta in Genova in Casa del Sig.r Antonio Sivori lì 15 marzo 1824 / accompagnata dai Signori Professori i Sig.ri Nicolò Paganini con Chitarra, / Casella con Violoncello, e Dellepiane con Viola». In entrambe le scritte, l’anno

1824 corregge un precedente «1823» che rimane, tuttavia, più plausibile considerati i soggiorni di Paganini nella città natale. Con queste opere, le uniche da lui scritte con intento didattico, egli intendeva non solo istruire tecnicamente l’allievo in vista del pieno «possesso dell’istrumento», ma anche educarlo all’arte musicale e al bello, «per formare l’anima», come scrisse. Anche se si trattò di un rapporto intermittente, Paganini continuò a seguire gli straordinari progressi di Sivori elargendoli preziosi consigli «riguardo al suonare», perfino in occasione del loro ultimo incontro a Nizza, pochi giorni prima di morire, come riferì il fratello di Sivori, Giovanni Battista, che lo accompagnava.

I Sei Cantabili e Valtz, piccoli duetti in due movimenti, sono molto importanti, poiché si tratta di “lezioni” modellate per la crescita tecnico strumentale e musicale di “Camillino” Sivori. In questi brani di breve respiro ma gustosi, ritroviamo lo stile paganinano per le piccole composizioni.

Il primo Cantabile e Valtz in La maggiore, ha struttura semplice, in due parti per ogni movimento. Il primo, Minuetto (Andante cantabile), è strutturato in due periodi di 16 misure (il secondo ripropone il primo all’ottava superiore). Il Valtz (Andantino) riprende integralmente la prima parte del Ghiribizzo n. 42 per chitarra, affidando la melodia al violino (è un auto imprestito). E’ articolato in tre parti: la prima (A-B col Da capo), la seconda (Trio), in La magg., la terza è la ripresa in Re magg.

Il primo movimento del secondo Cantabile in Re magg. (Minuetto, Andante un poco sostenuto) è in due parti con ritornello. Qui al violino, rispetto al primo Cantabile, sono affidate figure musicali più complesse. La musica è la stessa del 3° Notturno a quartetto. Il Valtz è invece composto di tre parti: la prima (A-B col Da Capo) in Re magg. (con due ritornelli), la seconda (Trio) in Sol magg., la terza è la ripresa.

Il terzo Cantabile in La min. è un po’ più esteso dei precedenti, considerando i ritornelli. Il primo movimento (Andante sostenuto) è in due parti - in cui il violino è discretamente impegnato - e termina con tre misure in La magg. Il Valtz (Andantino), che Paganini userà per il Rondò del 5° Concerto per violino, è in tre parti: la prima reca l’indicazione “sul ponticello” (prime 16 misure) in “piano“ e poi in “forte”; la seconda ha un nuovo disegno basato su 5 note discendenti in “forte”; la terza in La magg. ha funzione di coda.

Nel quarto Cantabile in Do magg. troviamo più diteggiature nella parte di violino. Il primo movimento (Andante moderato) è in tre parti: la prima col ritornello, la seconda intensifica il tessuto con figurazioni ritmiche più complesse, la terza, conclusiva, è una “Codetta” in cui il violino si spinge nel registro acuto. Il Valtz (Andantino) ha tono leggero e scherzoso ed è strutturato in tre parti (A-B col Da Capo). La prima è in due episodi col ritornello, la seconda è un Trio in Fa magg. (sembra una danza tirolese), anch’esso in due parti col ritornello, la terza è la ripresa.

Il quinto Cantabile in Sol magg. incrementa ulteriormente le figurazioni veloci, specie nel primo movimento. Nell’Andante sostenuto, composta di due parti col ritornello, si sviluppano figurazioni rapide di biscrome, unitamente a ritmi puntati e trilli, che agitano il tessuto musicale. Il Valtz è in forma tripartita (A-B-A) con ritornelli. La prima parte è caratterizzata dalla presenza costante di terzine, la seconda (Trio) in Do magg. da veloci figurazioni di biscrome, la terza è la ripresa.

Il primo movimento (Andante) del sesto Cantabile in Mi magg. è in forma bipartita con ritornelli. Il Valtz (Andantino) segue lo schema tripartito già visto (A-B Da Capo): prima parte (8+8 misure) con due ritornelli, la seconda è un Trio in Mi maggiore, la terza è la ripresa.

 

E’ risaputo che, allo stato attuale degli studi, non è possibile stabilire esattamente quanti concerti per violino e orchestra Paganini abbia composto. Quelli di cui esiste anche la parte orchestrale, sono il 1° in Mi bemolle magg., il 2° in Si min. (“della Campanella”), il 3° in Mi magg., il 4° in Re min. Il 5° concerto, in La min., ci è pervenuto solo nella parte del violino con indicazioni sugli interventi degli altri strumenti ed è oggi eseguito con un’orchestrazione ricreata (quella di Federico Mompellio basata su di un accompagnamento pianistico di Giusto Dacci e Romeo Franzoni, o quella più recente di Francesco Fiore basata sull’autografo). 

Il Grande concerto per violino in Mi min. (M.S. 75) fu scoperto nel 1972 da Edward Neill presso l’antiquario londinese Hermann Baron (con altre musiche paganiniane non autografe). Si tratta di due fascicoli contenenti, il primo la parte del violino solista con una “guida” orchestrale, il secondo la parte della chitarra di accompagnamento. In merito bisogna ricordare che Paganini utilizzava volentieri la chitarra anziché il pianoforte per comporre. Il Grande concerto fu acquistato dalla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia e donato al Civico Istituto di Studi Paganiniani di Genova (dal 1990 è di proprietà del Comune di Genova). Numerato abitualmente come “sesto” della serie, dovrebbe invece precedere il n. 1, date le caratteristiche stilistiche del solista che, pur annunciando gli esiti futuri, rimandano ai concerti di Viotti, Kreutzer e Rode. Anche questo concerto è stato orchestrato, eseguito e inciso in una versione di Mompellio (e più di recente di Fiore) ed è qui eseguito, per la prima volta, nella versione con la chitarra. 

Il Grande concerto, articolato nei canonici tre movimenti, pur essendo opera giovanile, contiene elementi certamente paganiniani: l’uso della 4a corda, modi virtuosistici (arpeggi rapidi fino al registro sopracuto, passaggi per terze ecc.), cantabilità calda e suadente.

Il primo movimento, Risoluto. Si articola in tre parti (A-B-A1), secondo lo schema della “Forma-sonata” interpretato con libertà, soprattutto perché lo “Sviluppo” (B) è in sostanza assente. L’“Esposizione” (A), comprende la prima area tematica (1° tema) dal carattere “risoluto” in Mi min. divisa in tre episodi: il primo costituito dal tema principale, il secondo, che contrasta col precedente, caratterizzato da un incremento di figurazioni di semicrome e rapide terzine di biscrome, il terzo come “ponte modulante”. Segue la seconda area tematica connotata da un 2° motivo (dolce) legato e intenso in Sol magg. Questa parte (A) si compone di episodi di diverso carattere: parti cantabili; parti virtuosistiche; un nuovo soggetto, quasi un 3° tema, in Mib magg.; un episodio virtuosistico che porta a una coda. Al termine di quest’ultima inizia lo “Sviluppo” (B) che non segue i canoni della “Forma-sonata”, ma delinea una sezione mediana formata da episodi contrapposti. La reiterazione di un disegno di semicrome nel violino, sempre più accelerato con figurazioni di semicrome, approda a un elemento cantabile, molto espressivo (quasi un 4° tema) in La min. Segue una sezione più mossa, con una successione di terzine di crome, in forma di arpeggi, bicordi e rapide ascese al registro sopracuto. Una coda drammatica conduce, secondo il modello classico, alla “Ripresa” (A1) con la riproposta dei due temi principali, il 1° nella tonalità d’impianto e il 2° nella luminosa e contrastante tonalità di Mi magg. (eccezione alla “regola”). Ritornando poi nella tonalità di Mi min., sono riproposti elementi già visti nello “Sviluppo”, come il 3° tema, racchiuso da due episodi virtuosistici con semicrome in successione, che portano a una coda dov’era la cadenza del Solo, purtroppo non scritta, come anche negli altri concerti di Paganini. 

L’Adagio centrale è una pagina lirica che si svolge, per lo più, in ambito dinamico “piano”. Impostata in Mi magg., si articola in tre brevi sezioni, la prima introduttiva, la seconda con il Solo che enuncia un “caldo” tema (sembra rinviare al 2° tema del primo movimento) articolato in due parti (Mi magg. e Do# min.), per poi procedere verso la tonalità della dominante (Si magg.). La terza parte è una “Ripresa” che approda, dopo un brevissimo stacco in Mi min. (reminiscenza del 1° movimento) a una cadenza, seguita da una piccola coda.

Spigliato e brillante il Rondò ossia Polonese conclusivo si compone di un Ritornello che compare cinque volte, inframmezzato da quattro Strofe poco differenti ma ben congeniate. Il materiale delle Strofe ripete soluzioni strumentali - arpeggi, trilli, bicordi, passaggi per terze - tipicamente paganiniani, anche se non usate in modo estremo come sarà nel Paganini maturo. Il Ritornello è poi ripreso in forma più compatta, in Sol magg. La seconda Strofa, più sviluppata, inizia con arpeggi di semicrome del violino e sfrutta alcuni incipit del Ritornello anche in tonalità lontane (Mib magg.) e in forma di sviluppo. Seguono il Ritornello e la terza Strofa (che richiama la seconda) impostata in Do magg., a creare un efficace cambio di clima. Seguono ancora il Ritornello nel tono di impianto e la quarta Strofa unita alla seconda, nella luminosa tonalità di Mi magg. L’inizio è caratterizzato da un andamento per terze discendenti che, via via, si anima e intensifica con figurazioni rapide di semicrome, per agganciarsi alla riproposizione della seconda Strofa. La sezione contrasta efficacemente con l’ultima e più concisa ripresa del Ritornello nell’originaria tonalità di Mi min. che, dopo due pause a effetto, chiude il movimento.

Note critiche a cura di Flavio Menardi Noguera e Italo Vescovo

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